Il coraggio di lasciarsi andare… nella scrittura e oltre!

«Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore…»

Ok, volevo iniziare questo nuovo articolo così, ma forse fa un po’ troppo “stile epistolare”, lettera d’altri tempi, sermone morale alla Seneca, per intenderci.
E con quest’aria di primavera che porta con sé profumi, caldo, allergie, allucinazioni da troppa luce solare e insopprimibili moniti a rimettersi in forma, proprio non mi sembra il caso! 😀


Ma qual è allora l’argomento a me così caro di cui vorrei parlarvi?

La paura di lasciarsi andare.

Eh sì, sempre lei, quell’ansia e insicurezza congenite che a volte ci frenano per paura di sbagliare, di non essere all’altezza o per timore dei giudizi altrui. La paura di lasciarsi andare, però applicata alla scrittura. 

Chi scrive, per dovere o piacere – e, quando si parla di scrittura, dovere e piacere non possono più dirsi due elementi distinti! – sa che c’è qualcosa di molto intimo e particolare nel rapporto tra se stessi e il testo.
Certo, non sempre questo “legame” io-testo è così potente e profondo. Sicuramente uno scritto doveroso eseguito per lavoro, un’email professionale o un contenuto non eccessivamente stimolante è avvertito come più semplice da “lasciare andare”.
Eppure ogni volta che componiamo un testo, lo curiamo e coltiviamo amorevolmente come una nostra “creatura”, si crea una vicinanza particolare che spesso ci rende al contempo orgogliosi e tristi di abbandonarlo.

Succede con i libri, succede con i figli. Beh, secondo me accade anche per i nostri contenuti: dopo averli visti nascere, crescere e muovere i primi passi da soli, è dura lasciarli andare. 

Premere quel tasto “Pubblica” equivale a lanciarli soli per il vasto mondo, senza la nostra mano che li conduce, la nostra penna che li rivede, e, soprattutto, senza noi pronti a difenderli o giustificarli agli occhi altrui.
Pubblicare sul web rende ciò che scriviamo potenzialmente fruibile a chiunque.
Potrebbero leggervi dall’altra parte del mondo, potreste parlare a qualcuno che, in quel momento, vive una situazione diametralmente opposta alla vostra.
Capirà ciò che volevamo dire? Cosa ne penserà? Oppure, ancora peggio, non lo comprenderà o lo ignorerà senza soffermarcisi, rendendo vano il nostro desiderio di condivisione?

Prima della paura del giudizio altrui, dell’ansia di buttarsi, dell’uscire dalla nostra zona sicura, c’è un timore più sottile: quello di non ritenere il testo ancora “pronto”.
Quand’è che possiamo considerare la nostra creazione matura abbastanza per andare in motorino da sola?
Possiamo mandarla in discoteca o al pub, o è sempre presto?
Non vorremmo farle bruciare le tappe! Potrebbe -e potremmo- rimanerne scottati…

Però una delle mie 3 parole per quest’anno era, lo ricordo, “Consapevolezza“, e consapevolezza significa avere anche una capacità di autocritica costruttiva e realistica, non eccessivamente severa né indulgente. 
Sembra facile, ma sappiamo che non è così. 
Spesso con noi stessi e il frutto del nostro lavoro/passione non siamo obiettivi, tendiamo a essere troppo duri, o a volte a giustificare troppo le nostre mancanze. 
Non è facile, come credo non lo sia quando dobbiamo giudicare un figlio, la nostra creatura a cui vogliamo immensamente bene e da cui, allo stesso tempo, ci aspettiamo sempre il massimo. 

trovare coraggio di esprimersi

È forse un paragone troppo azzardato?

Eppure il nostro testo, contenuto web, racconto, romanzo, riflessione personale è qualcosa di intimamente connesso a noi, alla parte più profonda della nostra personalità, che sfiora le corde della sensibilità (e in particolar modo della sensibilità artistica), dell’emotività e dell’intelligenza. 
Vi riversiamo impegno, “ispirazione”, conoscenze e quel qualcosa di noi unico che… chissà cos’è? È qualcosa che costantemente cambia e rimane sempre uguale, è l’essenza stessa di noi, che a volte sfugge a noi medesimi. 
Eppure traspare, tramite la scrittura noi la leggiamo, anche se a volte non la comprendiamo fino in fondo. 

Magari sarà più chiaro a vederla scritta nero su bianco, o forse la comprenderanno quelle persone così distanti da noi, ubicate dall’altra parte del mondo. 

Però bisogna avere il coraggio di lasciarsi andare. Lasciar andare ogni remora e scrivere, esprimersi e condividere il frutto del nostro impegno con gli altri. 
Esporlo al giudizio altrui è ciò che ci permetterà di capire, finalmente, se era giusto spingersi fino a questo punto. 
Bisogna un po’ osare, in fondo, no? Consapevolmente, ma osare. 

Solo così potremmo avere una più concreta speranza di veder realizzato il nostro sogno, o quel progetto che covavamo nel cassetto e graffiava la porta perché lo lasciassimo uscire. 

Ognuno di noi coltiva dentro di sé un meraviglioso giardino d’emozioni e pensieri.
Non tenetene chiusi i cancelli: anche da fuori se ne sentono i profumi e il mondo è così curioso di assaporarli…

Lascia un commento:


Alessia Pellegrini

Studentessa di lettere e coltivatrice di sogni. Li annaffio, li nutro e mi addormento con loro alla sera. In questo spazio parlo delle mie passioni, in particolare di scrittura creativa e scrittura per il web. Amo imparare, sperimentare e crescere, pur rimanendo sempre un po' bambina.

2 commenti

Diana · aprile 21, 2018 alle 11:47 pm

Bello questo post! È vero ciò che dici e non trovo azzardato il paragone con i figli. Ultimamente riesco a scrivere solo “di pancia” e quei testi sono difficili da lasciar andare. Li leggi, li rileggi, ti emozioni e hai paura che non faranno lo stesso effetto, che non verrà percepito il sentimento che c’è dietro. Spero sempre di osare…consapevolmente

Brenda Sara Antozzi · aprile 24, 2018 alle 2:18 pm

Ciao! Io scrivo sempre e solo di getto. A volte penso ce non dovrei cliccare quel tasto. A volte spero che si capisca quello che voglio dire… Comunque, grazie! Bellissimo articolo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *