Imparare a scrivere per se stessi. Che cosa significa e come riuscirci?

Scrivere per la scuola, per il lavoro, per la vita: ecco i miei 5+1 suggerimenti da mettere in pratica prima di subito per imparare a scrivere -e a pensare- bene e per se stessi.

Una breve premessa: la scrittura come obbligo o penitenza

Fin dalle scuole primarie, imparare a scrivere bene significava avere voti alti ad italiano, nei temi e nelle verifiche di comprensione. Ah, quasi dimenticavo: c’erano anche i dettati, in cui scrivere bene in italiano permetteva di ottenere un bel “Ottimo” in grammatica.

Così spesso risulta spontaneo, e quasi involontario, connettere la sfera della scrittura al concetto scolastico di “voti alti”, o, viceversa, di brutti voti difficili da mandare giù.

Sarà per questo che tantissimi bambini odiano scrivere?

Io amavo mettermi seduta davanti al mio tema e lasciarmi andare con i pensieri, permettere alla mia penna e alla mia mente di vagare libere. Lo consideravo un momento intimo, ma, soprattutto, un’attività piacevole per rilassarsi ed esprimersi.
Ma proprio quando il mio obiettivo non era più quello di prendere un bel voto, bensì di divertirmi e sperimentare, ecco che il voto alto, puntualmente, arrivava.
Non si trattava certo di un caso:

1) Il primo ingrediente per imparare a scrivere bene è scrivere per se stessi.

Non per un voto, non per fare bella figura, nemmeno per dimostrare quanti libri di tecniche letterarie abbiamo divorato.
Essere concentrati e focalizzati su quanto dobbiamo scrivere è certamente importante, ma non è sufficiente. Nell’atto del produrre per iscritto entrano in gioco meccanismi più profondi rispetto a quando applichiamo delle semplici proprietà per risolvere un esercizio di matematica.

2) Scrivere non è solo una questione di logica, ma di sentire.

Bisogna riuscire a “sentire” quello che scriviamo, perché è qualcosa che non viene dall’esterno, ma che ripeschiamo dalle nostre esperienze e conoscenze.
Ogni aneddoto, avventura o emozione che esprimiamo sarà filtrata attraverso la nostra soggettività. Viceversa, tutto ciò che non scriviamo rimarrà precluso al lettore, chiuso nello scrigno del nostro mondo interiore.

3) Niente è scontato, niente è sottinteso: se non lo scriviamo, non esiste.

Ma se lo scriveremo, allora sì che sarà bello vedere il pensiero che prende forma e concretezza, si imprime sulle pagine bianche e si proietta verso un’altra mente, un’altra sensibilità. Davanti agli occhi di chi legge apparirà un paesaggio meraviglioso e nuovo, dalle mille sfaccettature.
La scrittura è l’atto di guardare con i proprio occhi un dipinto tratteggiato da occhi altrui. Quello che apparirà non sarà mai uguale, mai oggettivamente vero e certo, come un risultato matematico.
Tuttavia, più saremo chiari e minuziosi, maggiore sarà la portata comunicativa di quanto scritto verso chi legge.

4) La grammatica non è solo lo strumento, ma il contenuto.

L’unico modo per un pittore di esprimere ciò che vuole comunicarci è scegliere i colori, l’atmosfera, il formato della tela e la tecnica che gli sembrano più opportuni.
È grazie a questi accorgimenti che egli trasforma un pensiero o un sentimento astratto in un’opera d’arte che gli altri possono ammirare, su cui possono riflettere.

Per scrivere bene c’è bisogno della stessa cura, soltanto che i nostri pennelli e i nostri colori sono la medesima cosa: le parole.
Scegliere le parole e disporle correttamente è l’ingrediente fondamentale per la buona riuscita del piatto. Anzi, diciamo pure che è l’atto di accendere il fornello: tutto ciò che poi metteremo in pentola dovrà essere dosato e gustoso, ma niente sarà possibile se prima non accendiamo il fuoco.

È per questo motivo che è fondamentale conoscere e studiare la grammatica. Non per prendere “Ottimo” ai dettati, ma per imparare a esprimerci in forma scritta corretta.

Questo serve ovviamente per farci capire dagli altri, ma non solo:

5) Imparare a scrivere significa imparare a pensare

Impariamo a respirare perché ci serve per sopravvivere. Allo stesso modo, conoscere la grammatica significa poter dare nuovo ossigeno ai nostri pensieri, dare un nome ai sentimenti, dare un volto alle emozioni.
Come chiameremmo, se non la conoscessimo, la paura? E se fossimo innamorati, come poterlo esprimere se non troviamo le giuste parole?
Non serve solo de-scrivere, raccontare in modo oggettivo e impersonale ciò che ci sta di fronte, o ciò che abbiamo in mente.

+1) Nella scrittura è molto più efficace evocare, piuttosto che descrivere.

L’obiettivo è farsi capire. O meglio, l’obiettivo è fare chiarezza (per noi stessi e per gli altri) su ciò che davvero vogliamo dire.
La grammatica ci sorregge – è il fornello che scalda la pietanza –; le parole ci soccorrono, permettendoci di esprimere i nostri contenuti secondo le giuste sfumature.
Un pittore non sceglie solo i soggetti, ma anche i colori. Così, per imparare a scrivere bene, dovremo concentrarci non solo sul contenuto, ma sul modo in cui vogliamo esprimerlo e presentarlo.

Una casa abbandonata di per sé è vuota di significato. Sta a noi farla diventare spettrale antro di fantasmi e demoni, oppure occasione per un’avventurosa bravata in cerca di tesori.

Ricorda sempre: se non lo scriviamo, non esiste.
Ma se solo lo scriviamo… Ah, se lo scriviamo!

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Alessia Pellegrini

Studentessa di lettere e coltivatrice di sogni. Li annaffio, li nutro e mi addormento con loro alla sera. In questo spazio parlo delle mie passioni, in particolare di scrittura creativa e scrittura per il web. Amo imparare, sperimentare e crescere, pur rimanendo sempre un po' bambina.

2 commenti

Eleonora Usai · maggio 30, 2018 alle 6:47 pm

Bella questa idea del “se non lo scriviamo non esiste”, anche se amo gli spazi bianchi che delle volte sanno raccontare molto in un testo.
Mi piacciono i tuoi suggerimenti perché li trovo sinceri: in fondo tutte noi abbiamo sempre puntato all’ottimo in italiano 🙂

    Alessia Pellegrini · maggio 30, 2018 alle 7:15 pm

    Grazie del tuo commento Eleonora! Eh sì, anche gli spazi bianchi a volte dicono moltissimo. In ogni espressione artistica, scrittura inclusa! 🙂

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