Anche la scrittura ha bisogno di armonia, di sinfonie di parole.
Trucchi per sensibilizzare l’ “orecchio” da scrittori

Proprio come nella musica, non bastano studio e anni di applicazione per diventare un nuovo Mozart. Serve qualcosa di più: ci vuole talento, ci vuole “orecchio”.
Per scrivere in modo corretto possiamo imparare a memoria, ingoiare e digerire il manuale di grammatica, ma per scrivere bene la correttezza formale non basta.
C’è bisogno della bellezza, dell’armonia estetica che, anche per le parole, equivale a un’armonia di suono.
La lingua italiana permette di divertirci con una gamma infinita di termini e costrutti, duttili e adattabili a tutte le nostre velleità.

Al liceo, la mia professoressa mi rimproverava una scrittura troppo “compiaciuta”. Era la parola adatta, “compiaciuta”, perché amavo (e amo ancora) bearmi delle parole, incantarmi con i suoni e sentirli combinarsi in armonia.
Anni dopo un amico mi disse che possedevo una prosa impressionante. 

“Vai forte con la prosa!”

Lo presi come un complimento.

3 suggerimenti di lettura

Lo ammetto, non ho fatto corsi di scrittura creativa online, né ho studiato particolari combinazioni di parole. Ammetto anche di non utilizzare il vocabolario dei sinonimi e dei contrari. Di solito, quando non mi viene in mente quel termine peculiare, quello che calza alla perfezione la sostanza amorfa dei miei pensieri, chiedo ad alta voce:

Ma com’era quel termine che… ?

Dopo pochi secondi il termine viene a me. Torna alla mia memoria in un baleno, un po’ come quando mio zio, formidabile giocatore di carte, chiamava il Re a picche, ed eccolo! Il Re a picche saltava fuori dal mazzo, pronto nella sua mano.

Torniamo al punto: creare sinfonie di parole è alla portata di chiunque abbia almeno un po’ di familiarità con questo tipo di scrittura.
Tra le letture che abbondano di questo stile compiaciuto, esteticamente sopraffino e armonico, vi (s)consiglio i libri di Alessandro Baricco.
In particolare:

  • Novecento
  • Castelli di rabbia
  • Seta

(Per inciso, la medesima professoressa di italiano del liceo odiava anche lo stile di Baricco. Ad anni di distanza, in effetti, non me la sento di darle torto). 

Un’altra lettura suggestiva che si inscrive a pieno titolo nella nostra tematica è un libricino leggerissimo di Maxence Fermine. Si intitola “Neve”.
Vi consiglio di gustarne la dolcezza dal sapore orientale e di non rovinare questo piacere con la lettura del seguito, “Il violino nero“. 

Dopo queste due letture al di fuori degli schemi classici, vi svelo il mio terzo suggerimento di prosa esteticamente potente.
Si tratta del libro che da anni ha sede fissa sul mio comodino, l’unico che ho riletto decine di volte e che non mi stanca mai per un qualche arcano segreto.
Curiosi di sapere il titolo? Non stupitevi: è la “Coscienza di Zeno“, di; Italo Svevo.
La mia frase preferita -non chiedetemi perché- viene dal capitolo riguardo l’amante di Zeno. 

Eppure essa, ch’era stata un’amante indimenticabile, non poteva essere una buona madre, dato ch’era una cattiva figlia.

Qui la materia non è d’immediata ispirazione lirica, ma anzi è ben ragionata e, nelle memorie del protagonista, aspira a essere un veritiero resoconto della propria vita.
Tuttavia anche in questo classico della letteratura italiana troviamo la concisione e serratezza dei periodi, i termini ben ponderati e armonizzati nell’economia di ogni singola frase.

Consigli pratici per comporre sinfonie di parole: trucchi per una prosa “che spacca”

Nella mia esperienza di lettrice e creatrice di contenuti, ho individuato alcune costanti stilistiche che possono aiutare la nostra prosa a raggiungere quei livelli di bellezza estetica a cui aspiriamo.
Ovviamente non è sempre necessario utilizzare tutti questi accorgimenti e, se il vostro testo non li richiede, a volte non ne necessita neanche uno.
Provate però a metterli in pratica nella scrittura creativa e vedrete, anzi sentirete, la differenza.

  • Prediligere frasi brevi e concise, in grado di creare un senso di “epicità”. 
    Es. Era bello guardarlo negli occhi color caffè. Sembrava di sprofondarci dentro come a una soffice schiuma zuccherata.
  • Creare immagini metaforiche, con accostamenti di ambiti molto diversi tra loro (come, nell’esempio precedente, gli occhi e il caffè).
    Si può trattare di singoli termini uniti tra loro (“sinfonie di parole“) o di interi periodi costruiti su una metafora. 
    Es. I pensieri si librarono in volo, ma era stagione di caccia e la vorace malvagità degli uomini li ingabbiò, spennò e servì per cena.
  • Preferire parole tronche, cioè quelle che finiscono con sillaba accentata, o verbi al passato remoto.
    Nella frase precedente, notiamo come questi termini conferiscano molto ritmo, da equilibrare a seconda delle nostre esigenze (malvagità, ingabbiò, spennò, servì). 

    Il cambio di vocale tonica contribuisce a variare la nostra sinfonia. 
  • Rappresentare personaggi con caratteristiche uniche e peculiari.
    Es. In “Questa storia“, di Baricco, il bambino si chiama “Ultimo”, poiché sua madre, dopo averlo partorito, affermò che quello sarebbe stato il primo e l’ultimo figlio che avrebbe dato al mondo. 
    Questa essenzialità di definizione aiuta a creare un’atmosfera fiabesca e “lirica”.
  • Parole con dittonghi. Sono di per sé dotate di musicalità. Lo vediamo solo a pronunciarle: soave, armonia, bearsi, quiete.
  • Utilizzare la litote. Si tratta di una figura retorica che consiste nel fare un’affermazione negando il suo contrario. Ciò conferisce maggiore enfasi, ma anche, a livello formale, una prosa più elegante.
    Es. Non del tutto sprezzante. VS Convintissima.
  • Parole con consonante seguita da L. Esempi: declive, fluttuare, clausura, acclamare.
    Mi viene in mente, a questo proposito, una bella frase di “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, riferita alla giovane protagonista, dotata di capacità divinatorie:

    Clara, chiarissima, chiaroveggente.

    Non la trovate infinitamente armoniosa?

  • Verbi riflessivi. Anche in questo caso, si tratta di parole con musicalità intrinseca. Esempi: flettersi, crearsi, bearsi. 
  • Preferire le congiunzioni causali “poiché”, “giacché”, al posto di “perché” e “dato che”. 
  • Sostituire le espressioni troppo colloquiali o, peggio ancora, le frasi fatte, con termini più aulici, adatti alla comunicazione scritta.
    Non serve essere oscuri, anzi scrivere in modo chiaro è fondamentale, ma la vostra prosa ne risentirà positivamente.
    Es. Sostituire “bisogna” con “necessita”. 
  • Curare la posizione dell’aggettivo, prima o dopo il sostantivo a cui si riferisce, a seconda dell’effetto che vogliamo ottenere.
    Es. Lettura piacevole VS Piacevole lettura.
    Solitamente, al fine di migliori effetti estetici, si tende a mettere l’aggettivo prima del nome.

 

Trasforma le tue sparse note in sinfonie di parole: un esercizio di stile

Ora che hai letto tutti i miei suggerimenti pratici, non ti resta che testarli direttamente sulla tua scrittura. 
Puoi provare ad applicarli d’ora in poi, ma per provare la loro efficacia, ti consiglio questo esercizio. 
Prendi un tuo racconto o un tuo testo precedentemente scritto e prova a revisionarlo, tenendo a mente questi trucchi di scrittura creativa: uso dell’aggettivo, sostituzione di parole colloquiali con altre più elevate, parole tronche, frasi brevi e incisive.
La differenza si sentirà a orecchio. Sperimentiamo!

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Alessia Pellegrini

Studentessa di lettere e coltivatrice di sogni. Li annaffio, li nutro e mi addormento con loro alla sera. In questo spazio parlo delle mie passioni, in particolare di scrittura creativa e scrittura per il web. Amo imparare, sperimentare e crescere, pur rimanendo sempre un po' bambina.

2 commenti

Stefano · novembre 3, 2017 alle 1:19 pm

Hai mai letto “Il peccato” (1913) di Giovanni Boine ? A memoria, è un esempio della cosiddetta “prosa d’arte”

    Alessia Pellegrini · novembre 3, 2017 alle 1:24 pm

    Salve Stefano, non conoscevo il titolo, ma dando un’occhiata alle recensioni su Internet sembra interessante. Grazie del suggerimento di lettura!

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