Parla come mangi, anzi: scrivi come mangi!
Riflessioni tra i fornelli sulla scrittura

La scrittura. Che bella strana cosa!
Bisogna calibrare tanti ingredienti per ottenere un piatto perfetto e poi ci vuole quel tocco in più, da veri Chef, per fare la differenza.
Un gioco da ragazzi, non è vero?

Eppure la gioia di imparare a scrivere e comunicare in modo efficace, così da suscitare nel lettore un’emozione, o infondere nella sua mente una scintilla d’idea da sviluppare, è impagabile.
Allora vale la pena chiedersi quale sia il giusto tono di voce da usare, come adeguare la forma al proprio messaggio, così che esso possa risultarne esaltato in ogni sua sfaccettatura.

Ecco che fioccano da ogni dove inviti a una scrittura sul web (e non solo) semplice e accessibile, non banale ma fluida, adatta a una lettura veloce e spesso distratta.
Il concretizzarsi di questi moniti, tuttavia, è spesso una scrittura da “Fast Food”, da chi ha fretta di trovare concetti pronti, un contenuto-patatina fritta, fritta e rifritta sempre nello stesso olio.
Sai che nutrimento!

Dall’altra parte, nella scrittura tradizionale, magari quella della manualistica universitaria, troviamo schierata, invece, la raffinatissima scrittura Gourmet.
Periodi infiniti, impenetrabili, oscuri, che si pagano un tanto a subordinata. Il nutrimento è a livello altissimo, un concentrato di cultura che richiede mille diverse preparazioni. Ma come in ogni piatto Gourmet che si rispetti, la morale è sempre quella: mangi poco. O meglio, sono in pochi a mangiare.
Per tutti i restanti “plebei”, quel tipo di comunicazione scritta rimane inaccessibile, preclusa alla comprensione di chi forse potrebbe tuttavia apprezzarne la raffinatezza.

Ci tengo a precisare tuttavia che non tutto si può semplificare, non tutto è atto alla divulgazione.
Se esistono anni di studio, specializzazioni e qualifiche accademiche di altissimo livello, un motivo ci sarà!
Non è possibile comunicare sul web o in modo sbrigativo alcuni concetti se non a prezzo di banalizzarli. Allo stesso tempo, di conseguenza, non è possibile imparare alcuni concetti in modo semplice e con pochi sforzi.
Non sarà impegnativo, ma nemmeno utile e proficuo, quindi a che scopo farlo?

Ma che cosa sta nel mezzo? Nel mezzo, si sa, c’è l’oro!

Tra la scrittura Gourmet e la scrittura da Fast Food, che cosa ci rimane?

Io mi auspico di trovare una buona trattoria vecchio stile, di quelle dove si mangia come dalla mamma, o dalla nonna.
Genuine, semplici, autentiche e mosse da un sincero amore per gli ingredienti.
Quando le materie prime sono buone, a che cosa serve contaminarle troppo?
Il segreto sta sempre in quel tocco personale, forse non insegnabile, non apprendibile, frutto di anni di esperienza, esperimenti, passione.

Dunque: parla come mangi! Scrivi come mangi. Sì, ma che vuol dire?

Significa esprimermi con povertà lessicale e sintattica, perché sono abituato a mangiare al Fast Food?
Oppure vuol dire parlare forbito, elegante, oscuro, perché mi nutro soltanto di alti piatti Gourmet?

Durante la propria giornata, nella vita di tutti i giorni, ognuno parla come può, quasi mai come deve: parla come si sente e come è abituato a fare.
Non è certo questo che ci si auspica nella scrittura destinata a un pubblico di lettori, perché sperarlo sarebbe privare la scrittura di tutta la cura e l’attenzione che ogni vera opera d’arte richiede.

Un monito troppo vuoto, quel “Scrivi come mangi”.
È un po’ come “Tratta il prossimo tuo come te stesso”. Molto dipende da come tratto me stesso! E la risposta è tutt’altro che scontata.

Dunque, che altro dire?
Forse sarebbe il caso di rivedere la nostra dieta, scegliere uno stile di scrittura più sano, coltivare nel nostro orticello ingredienti genuini, diffidare delle ricette troppo semplici e veloci e scrivere, scrivere, scrivere.

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Alessia Pellegrini

Studentessa di lettere e coltivatrice di sogni. Li annaffio, li nutro e mi addormento con loro alla sera. In questo spazio parlo delle mie passioni, in particolare di scrittura creativa e scrittura per il web. Amo imparare, sperimentare e crescere, pur rimanendo sempre un po' bambina.

2 commenti

NonPuòEssereVero · luglio 11, 2018 alle 10:38 am

Secondo me bisogna anche considerare che il lettore medio è una persona normale che, dopo una giornata di lavoro, vuole leggere cose semplici senza paroloni complicati. Un linguaggio colloquiale secondo me è sempre la scelta giusta!

    Alessia Pellegrini · luglio 17, 2018 alle 1:00 pm

    Verissima considerazione! Il lettore ritaglia appositamente per noi un piccolo spazio del suo tempo. Inutile farlo scervellare per nulla! Tanto ciò che si può dire in modo complicato può essere espresso anche in modo semplice. Altrimenti, forse non vale la pena di dirlo! 😉 Ovviamente con le dovute eccezione di argomenti specifici, blog di settore ecc…
    Grazie del commento! <3

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