Fiore nel Deserto

Dipendenza – Racconto inedito

racconto inedito sulla dipendenza
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Dipendenza

di Alessia Pellegrini

Mi ha detto che non ci credeva, ma avrebbe dovuto.
Mi sveglio ogni mattina alle 5,30, perché non posso uscire senza.
Allora mi alzo stanca, mi trascino svogliatamente in bagno. Sono assonnata, sì, eppure un’attrazione irresistibile mi spinge a ergermi al di sopra della mia pigrizia.
Piumone, coperte, lenzuola fresche. Se non fossi dannatamente ostinata, forse potrei adagiarmi come tutti gli altri a fare ciò che il mondo considera “normale”.
Ma io non posso, non devo uscire senza.

Allora, prima che la casa si risvegli, quando ancora il torpore e il silenzio avvolgono i muri, mi alzo come uno spirito che si stacchi dal corpo. Un po’, infatti, faccio così: mi sveglio solo con una parte di me, mentre l’altra la lascio a riposare. Non importa essere interi; quel che conta è alzarsi.

Mia mamma non ci credeva. Intendo dire che non pensava che avrei avuto la costanza di alzarmi alle 5,30, tutte le mattine. Eppure avrebbe dovuto.
Non c’è niente che possa fermarmi, nessuna buona parola, nessuna dimostrazione di affetto.
Quando quella sveglia -maledetta, benedetta… – starnazza con quel suo suono stridulo e annuncia che il sole è sorto, anche io sento il bisogno di sorgere dall’alba della mia pigrizia.
Non posso fare tardi, non posso rimandare: il rituale è severo con i suoi adepti e richiede tempo. Tempo e dedizione.
Allora io mi sollevo leggera dalle lenzuola, fluttuo fino al bagno.
Se i miei occhi assonnati scorgono distratti la mia immagine riflessa nello specchio, devo lottare con me stessa per non essere sopraffatta dal disgusto di me. Devo assolutamente agire, e devo farlo subito. Non c’è altro tempo da perdere.
Inizio a trasformarmi.

Prima cospargo la pelle con quel liquido denso e oleoso, per dare al mio viso il puro pallore della ceramica.
Poi applico le estensioni cigliate nere e folte, filamenti plastici che aderiscono ai miei occhi trasformandoli in occhi di bambola.
Copro il mio sguardo troppo stanco e bambino del rassicurante nero sintetico, ci ripasso e scrivo intorno, come un pittore generoso col suo pennello.
Infine disegno la bocca, rossa, rosa, scarlatta, con quel gesto che fanno i creatori quando donano la parola al burattino di legno.
Il rituale è severo con i suoi adepti, il rituale ha bisogno di tempo,.

Per questo mi sveglio alle 5,30 ogni mattina, anche se mia mamma non ci credeva.
E lo farò tutte le mattine di tutti i giorni a tutti i risvegli. Lo farò anche la domenica, per non perdere la buona abitudine.
Perché quando la maschera sintetica e densa ha aderito perfettamente al mio volto come una seconda pelle, solo a quel punto è fatta, sono pronta, è l’ora.
Solo allora posso apparire.

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